Disinformazione online/2. Le immagini e i profili social

28 Nov 2020 - Tag: , ,

Disinformazione online/2. Le immagini e i profili social
Volti umani generati da I.A. sul sito https://generated.photos

Se già è piuttosto difficile distinguere nel web le informazioni false, l’impresa è ancora più ardua quando si tratta di immagini e video, che su Internet ormai sono il tipo di contenuto preponderante.

Le possibilità di alterazione e manipolazione delle immagini online sono infinite. L’ultima frontiera è quella di volti umani estremamente realistici che non esistono nella realtà, ma vengono generati da un’intelligenza artificiale. Nel campo del video ormai sta diventando relativamente semplice confezionare i cosiddetti “Deep fake”, che ritraggono personaggi reali in situazioni totalmente ricostruite: è possibile così far pronunciare a qualcuno parole che non ha mai detto alterando il movimento delle labbra in modo impercettibile.

Senza arrivare a questi estremi – cui dovremo però abituarci perché la ricerca nel campo procede a un ritmo forsennato – sono molte le situazioni in cui le immagini online possono mentire. Un caso piuttosto frequente è quello di una foto autentica, che però viene utilizzata in relazione a un fatto diverso dall’originale.  In occasione degl’incendi nella foresta amazzonica dell’agosto 2019, ad esempio, era circolata su Instagram  – condivisa da personaggi come Leonardo di Caprio e dal presidente francese Emmanuel Macron – un’immagine che in realtà risaliva al 1989.

Diverso è invece il caso del ritocco dell’immagine, ormai praticamente alla portata di tutti e in grado di trarre in inganno anche testate blasonate, com’è accaduto per  la foto di un presunto terrorista con giubbotto antiproiettile e Corano diffusa su Twitter all’indomani degli attentati di Parigi nel 2015. In realtà il malcapitato aveva in mano un ipad, nessun giubbotto antiproiettile e non c’entrava nulla a con l’attentato. Si era trattato di uno scherzo. Cui però abboccarono diversi giornali online.

Come evitare d’incorrere in simili incidenti? Uno strumento molto utile è la ricerca per immagini di Google (http://images.google.it). E’ sufficiente trascinare la foto nella finestra di ricerca o, se si usa Chrome, cliccarci sopra con il tasto destro, per ottenere informazioni su data e luogo di pubblicazione e indirizzi di siti di riferimento collegati al contenuto che rappresenta. Lo stesso sito ci può essere d’aiuto anche per verificare l’autenticità di un video. Sarà sufficiente isolare un frame per individuarne la fonte. Esistono anche servizi specifici per il video, lievemente più complessi da utilizzare (uno dei più noti è YouTube Dataviewer di Amnesty International https://citizenevidence.amnestyusa.org/).

Un’altra sfida piuttosto impegnativa per combattere la disinformazione online è quella posta dai profili falsi sui social media.  In molti casi può essere difficile capire se ci troviamo di fronte a una persona reale, e non invece a un bot (ovvero un software) o a un millantatore. Il primo passo è verificare la presenza della doppia spunta blu, che su Facebook, Instagram e Twitter è indice di un profilo verificato. In genere la troviamo associata a personaggi noti o comunque con un numero elevato di follower. In origine erano i servizi stessi a decidere a quali account attribuire il riconoscimento. Dal 2018 invece è possibile richiederlo, comunicando tutti i dati essenziali ed esibendo un documento d’identità (su Twitter la possibilità è offerta soltanto a categorie ben definite di utenti).

E se la spunta blu non c’è?  Per prima cosa dobbiamo guardare con attenzione la foto (se necessario con l’aiuto di Google immagini) e le informazioni di profilo. Spesso nel caso di un profilo fake queste sono scarse e lacunose: più entrano nel dettaglio, maggiore è la possibilità che si tratti di un profilo autentico.  Poi è utile dare un’occhiata ai follower: chi sono e quanti sono. Una palese sproporzione tra chi segue e chi è seguito – se non si tratta di un influencer ben noto – può essere un elemento sospetto: per guadagnare popolarità i follower potrebbero essere stati comprati, e questo non depone certo a favore dell’affidabilità. Se ancora siamo incerti possiamo verificare l’attività sul profilo: se ci sono interazioni, commenti da parte di altri utenti, è più probabile che sia autentico.

Ricordiamo che si tratta sempre di probabilità, non esiste infatti in questo campo il modo per raggiungere la certezza. L’unica strada è non smettere mai di allenare il nostro pensiero critico, la capacità di discernere. Utile dentro e fuori dal Web.

Stefania Garassini

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Volti umani generati da I.A. sul sito https://generated.photos

Se già è piuttosto difficile distinguere nel web le informazioni false, l’impresa è ancora più ardua quando si tratta di immagini e video, che su Internet ormai sono il tipo di contenuto preponderante.

Le possibilità di alterazione e manipolazione delle immagini online sono infinite. L’ultima frontiera è quella di volti umani estremamente realistici che non esistono nella realtà, ma vengono generati da un’intelligenza artificiale. Nel campo del video ormai sta diventando relativamente semplice confezionare i cosiddetti “Deep fake”, che ritraggono personaggi reali in situazioni totalmente ricostruite: è possibile così far pronunciare a qualcuno parole che non ha mai detto alterando il movimento delle labbra in modo impercettibile.

Senza arrivare a questi estremi – cui dovremo però abituarci perché la ricerca nel campo procede a un ritmo forsennato – sono molte le situazioni in cui le immagini online possono mentire. Un caso piuttosto frequente è quello di una foto autentica, che però viene utilizzata in relazione a un fatto diverso dall’originale.  In occasione degl’incendi nella foresta amazzonica dell’agosto 2019, ad esempio, era circolata su Instagram  – condivisa da personaggi come Leonardo di Caprio e dal presidente francese Emmanuel Macron – un’immagine che in realtà risaliva al 1989.

Diverso è invece il caso del ritocco dell’immagine, ormai praticamente alla portata di tutti e in grado di trarre in inganno anche testate blasonate, com’è accaduto per  la foto di un presunto terrorista con giubbotto antiproiettile e Corano diffusa su Twitter all’indomani degli attentati di Parigi nel 2015. In realtà il malcapitato aveva in mano un ipad, nessun giubbotto antiproiettile e non c’entrava nulla a con l’attentato. Si era trattato di uno scherzo. Cui però abboccarono diversi giornali online.

Come evitare d’incorrere in simili incidenti? Uno strumento molto utile è la ricerca per immagini di Google (http://images.google.it). E’ sufficiente trascinare la foto nella finestra di ricerca o, se si usa Chrome, cliccarci sopra con il tasto destro, per ottenere informazioni su data e luogo di pubblicazione e indirizzi di siti di riferimento collegati al contenuto che rappresenta. Lo stesso sito ci può essere d’aiuto anche per verificare l’autenticità di un video. Sarà sufficiente isolare un frame per individuarne la fonte. Esistono anche servizi specifici per il video, lievemente più complessi da utilizzare (uno dei più noti è YouTube Dataviewer di Amnesty International https://citizenevidence.amnestyusa.org/).

Un’altra sfida piuttosto impegnativa per combattere la disinformazione online è quella posta dai profili falsi sui social media.  In molti casi può essere difficile capire se ci troviamo di fronte a una persona reale, e non invece a un bot (ovvero un software) o a un millantatore. Il primo passo è verificare la presenza della doppia spunta blu, che su Facebook, Instagram e Twitter è indice di un profilo verificato. In genere la troviamo associata a personaggi noti o comunque con un numero elevato di follower. In origine erano i servizi stessi a decidere a quali account attribuire il riconoscimento. Dal 2018 invece è possibile richiederlo, comunicando tutti i dati essenziali ed esibendo un documento d’identità (su Twitter la possibilità è offerta soltanto a categorie ben definite di utenti).

E se la spunta blu non c’è?  Per prima cosa dobbiamo guardare con attenzione la foto (se necessario con l’aiuto di Google immagini) e le informazioni di profilo. Spesso nel caso di un profilo fake queste sono scarse e lacunose: più entrano nel dettaglio, maggiore è la possibilità che si tratti di un profilo autentico.  Poi è utile dare un’occhiata ai follower: chi sono e quanti sono. Una palese sproporzione tra chi segue e chi è seguito – se non si tratta di un influencer ben noto – può essere un elemento sospetto: per guadagnare popolarità i follower potrebbero essere stati comprati, e questo non depone certo a favore dell’affidabilità. Se ancora siamo incerti possiamo verificare l’attività sul profilo: se ci sono interazioni, commenti da parte di altri utenti, è più probabile che sia autentico.

Ricordiamo che si tratta sempre di probabilità, non esiste infatti in questo campo il modo per raggiungere la certezza. L’unica strada è non smettere mai di allenare il nostro pensiero critico, la capacità di discernere. Utile dentro e fuori dal Web.

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