Disinformazione online. Possiamo farci qualcosa?

6 Nov 2020 - Tag: , ,

Disinformazione online. Possiamo farci qualcosa?
Immagine di Markus Winkler da Unsplash

Come riconoscere un’informazione falsa online? Forse crediamo di saperlo già molto bene, o forse invece abbiamo rinunciato a provarci, scoraggiati dalla quantità crescente di falsità e teorie del complotto che intasano il Web e che in questi tempi di pandemia sembrano moltiplicarsi a dismisura. In entrambi i casi val la pena riprendere in mano quelle strategie che ci consentono di aggirarci per la Rete con qualche garanzia in più di non imbatterci in palesi manipolazioni e soprattutto di non diventare noi a nostra volta diffusori di falsità.

Lo scenario in cui ci troviamo obiettivamente non è facile. E’ vero che la disinformazione è sempre esistita, ma soltanto con l’avvento di Internet e dei social media si è trasformata in un vero e proprio business, basato sull’evidenza che, secondo diverse ricerche, le fake news si diffondono online molto più facilmente delle informazioni vere. Perché? Semplice, si tratta di notizie costruite ad arte per colpirci e coinvolgerci, e indurci quindi ad abbassare la guardia e non esercitare a pieno la nostra capacità di valutazione.

Quali strategie

La prima strategia che dovremmo adottare è proprio quella di fermarci un momento quando ci troviamo a leggere o a vedere qualcosa che suscita in noi forte emozione, che si tratti di paura, rabbia, indignazione, disgusto o gioia. Impegniamoci per considerare con attenzione e non condividere immediatamente, facciamo qualche controllo in più, perché, “se una cosa è troppo bella per essere vera, molto spesso non lo è”. Già, ma come si fa a verificare? Occorre analizzare il sito da cui proviene quella notizia. Quindi se a noi quell’informazione è arrivata attraverso un social media, come Facebook o Twitter, dobbiamo risalire al sito da cui proviene. Controlliamo l’indirizzo web che compare nella barra in alto, molto spesso i siti di fake news riproducono testate famose, con un piccolo errore nel titolo (un esempio è ilfattoquotidaino.it, noto sito di bufale). Non lasciamoci ingannare da una veste grafica sofisticata o da nomi altisonanti come Istituto o Movimento o dal suffisso .org, che sembrerebbe appartenere soltanto ad autorevoli organizzazioni, ma in realtà è un dominio come un altro che chiunque può tranquillamente acquistare. Cerchiamo di capire chi c’è dietro quel sito. Per farlo potrebbe essere necessario esercitare il cosiddetto “ pensiero laterale”, ovvero prima di lasciarci risucchiare in uno specifico sito, controlliamo altre fonti, vediamo chi ne parla e come. Se abbiamo fatto una ricerca su Google non clicchiamo acriticamente sul primo risultato dell’elenco, ma guardiamo quello che c’è intorno, impariamo a leggere i brevi testi (in gergo snippet) che descrivono i contenuti di un sito per decidere se vale la pena aprire quel link.

Individuiamo una serie di fonti che riteniamo affidabili e alle quali possiamo ricorrere per verificare quando siamo in dubbio. Potrebbe trattarsi ad esempio dei siti di quotidiani nazionali, o di blog e canali Youtube tenuti da  personaggi autorevoli in un certo ambito, senza dimenticare i siti specializzati nello smascherare le bufale, come https://www.bufale.net/  o https://www.butac.it/,  o specifico sul coronavirus, il servizio del Ministero della Salute che offre un catalogo completo delle false informazioni circolate in questi mesi.

Questi piccoli accorgimenti ci aiuteranno a esercitare il nostro senso critico online. E ad aiutare altri a farlo. Potremmo ad esempio parlare dell’argomento con i nostri figli, chiedere loro come fanno a stabilire se un’informazione è vera, se gli è mai capitato di essere ingannati e se c’è qualche profilo o sito che giudicano degno di fiducia. Potrà essere l’occasione per un utile scambio di consigli e suggerimenti.

Nel prossimo appuntamento affronteremo altri aspetti per mettere a punto una strategia di difesa che ci permetta una navigazione sicura e soprattutto vera.

Originariamente pubblicato su www.puntofamiglia.net
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Disinformazione online. Possiamo farci qualcosa?
Immagine di Markus Winkler da Unsplash

Come riconoscere un’informazione falsa online? Forse crediamo di saperlo già molto bene, o forse invece abbiamo rinunciato a provarci, scoraggiati dalla quantità crescente di falsità e teorie del complotto che intasano il Web e che in questi tempi di pandemia sembrano moltiplicarsi a dismisura. In entrambi i casi val la pena riprendere in mano quelle strategie che ci consentono di aggirarci per la Rete con qualche garanzia in più di non imbatterci in palesi manipolazioni e soprattutto di non diventare noi a nostra volta diffusori di falsità.

Lo scenario in cui ci troviamo obiettivamente non è facile. E’ vero che la disinformazione è sempre esistita, ma soltanto con l’avvento di Internet e dei social media si è trasformata in un vero e proprio business, basato sull’evidenza che, secondo diverse ricerche, le fake news si diffondono online molto più facilmente delle informazioni vere. Perché? Semplice, si tratta di notizie costruite ad arte per colpirci e coinvolgerci, e indurci quindi ad abbassare la guardia e non esercitare a pieno la nostra capacità di valutazione.

Quali strategie

La prima strategia che dovremmo adottare è proprio quella di fermarci un momento quando ci troviamo a leggere o a vedere qualcosa che suscita in noi forte emozione, che si tratti di paura, rabbia, indignazione, disgusto o gioia. Impegniamoci per considerare con attenzione e non condividere immediatamente, facciamo qualche controllo in più, perché, “se una cosa è troppo bella per essere vera, molto spesso non lo è”. Già, ma come si fa a verificare? Occorre analizzare il sito da cui proviene quella notizia. Quindi se a noi quell’informazione è arrivata attraverso un social media, come Facebook o Twitter, dobbiamo risalire al sito da cui proviene. Controlliamo l’indirizzo web che compare nella barra in alto, molto spesso i siti di fake news riproducono testate famose, con un piccolo errore nel titolo (un esempio è ilfattoquotidaino.it, noto sito di bufale). Non lasciamoci ingannare da una veste grafica sofisticata o da nomi altisonanti come Istituto o Movimento o dal suffisso .org, che sembrerebbe appartenere soltanto ad autorevoli organizzazioni, ma in realtà è un dominio come un altro che chiunque può tranquillamente acquistare. Cerchiamo di capire chi c’è dietro quel sito. Per farlo potrebbe essere necessario esercitare il cosiddetto “ pensiero laterale”, ovvero prima di lasciarci risucchiare in uno specifico sito, controlliamo altre fonti, vediamo chi ne parla e come. Se abbiamo fatto una ricerca su Google non clicchiamo acriticamente sul primo risultato dell’elenco, ma guardiamo quello che c’è intorno, impariamo a leggere i brevi testi (in gergo snippet) che descrivono i contenuti di un sito per decidere se vale la pena aprire quel link.

Individuiamo una serie di fonti che riteniamo affidabili e alle quali possiamo ricorrere per verificare quando siamo in dubbio. Potrebbe trattarsi ad esempio dei siti di quotidiani nazionali, o di blog e canali Youtube tenuti da  personaggi autorevoli in un certo ambito, senza dimenticare i siti specializzati nello smascherare le bufale, come https://www.bufale.net/  o https://www.butac.it/,  o specifico sul coronavirus, il servizio del Ministero della Salute che offre un catalogo completo delle false informazioni circolate in questi mesi.

Questi piccoli accorgimenti ci aiuteranno a esercitare il nostro senso critico online. E ad aiutare altri a farlo. Potremmo ad esempio parlare dell’argomento con i nostri figli, chiedere loro come fanno a stabilire se un’informazione è vera, se gli è mai capitato di essere ingannati e se c’è qualche profilo o sito che giudicano degno di fiducia. Potrà essere l’occasione per un utile scambio di consigli e suggerimenti.

Nel prossimo appuntamento affronteremo altri aspetti per mettere a punto una strategia di difesa che ci permetta una navigazione sicura e soprattutto vera.

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