Squid Game? Ma è davvero colpa solo dei genitori?

26 Ott 2021 - Tag: ,

Squid Game? Ma è davvero colpa solo dei genitori?

Nel dibattito a proposito della serie coreana Squid Game, vietata ai minori di 14 anni, ma in realtà fenomeno dilagante tra bambini e adolescenti, l’opinione più diffusa è che i principali responsabili di questo accesso precoce siano i genitori, che lasciano da soli i propri figli davanti alla tv o allo smartphone.

E’ vero, i genitori devono fare la loro parte. Dovrebbero imparare a usare gli strumenti di parental control che tutti i servizi di tv in streaming offrono. E dovrebbero anche recuperare una sana gradualità non mettendo in mano a un bambino uno strumento come lo smartphone con il quale è molto più facile raggiungere ogni contenuto disponibile online.

E’ poi fondamentale che siano informati su ciò che i bambini e i ragazzi guardano, e pronti anche a dire dei no, di fronte a contenuti palesemente inadatti a loro.

Ma è impossibile controllare tutto quello che guardano i figli a meno di non dedicarsi a tempo pieno a questa supervisione.

Anche gli operatori devono fare la propria parte: innanzitutto rendendo più facili da trovare e usare i sistemi di parental control. Se sono così poco utilizzati la responsabilità non può essere soltanto dei genitori troppo pigri o poco consapevoli. Evidentemente anche il servizio non è pubblicizzato a dovere e proposto in modo convincente. Il passo successivo sarebbe poi quello di cercare ogni possibile soluzione tecnologica per fare in modo che simili contenuti siano davvero inaccessibili ai bambini. L’offerta di base di un servizio in streaming dovrebbe comprendere solo prodotti per tutti e per visionare invece quelli con un divieto dovrebbe essere necessario esibire prova di avere l’età adeguata. In fin dei conti se voglio avere accesso al mio conto in banca devo fare almeno tre passaggi per verificare la mia identità, perché invece non esistono barriere per accedere a un contenuto dannoso per un ragazzino?

La questione non è banale dal punto di vista tecnologico,  ma quando si legge (dati Bloomberg) che il valore di Squid Game per Netflix è di 900 milioni di dollari (in aumento degli abbonamenti, rafforzamento del marchio e altre metriche interne all’azienda) si comincia a sospettare che il problema non sia solo la tecnologia, ma piuttosto il fatto che un intervento del genere porterebbe a una diminuzione di spettatori complicando l’accesso a quella serie, vista fino a oggi da 142 milioni di spettatori, record assoluto di sempre per Netflix.

 

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4 Risposte

  1. Piero Bolchi ha detto:

    Un servizio, mi sembra, di Lilli Gruber informò che in Inghilterra per accedere ai siti porno occorre lasciare i propri dati e accreditarsi come maggiorenni attraverso la carta di identità o altro documento valido. Quindi significa che è possibile un parental control nazionale che impedisca la visione di alcuni contenuti e alcuni giochi a minorenni o a minori di 14 o 16 anni. Ciò renderebbe più facile la vita dei genitori…. Perché non lo si fa?

    1. Stefania Garassini ha detto:

      Si, nel Regno Unito Cameron aveva chiesto che si trovasse una soluzione di quel tipo, ma in realtà gli operatori di rete non hanno mai accettato di mettere in funzione un filtro inserito di default negli strumenti di connessione, adducendo problemi tecnici e sostenendo che l’accertamento dell’età per abilitare all’accesso avrebbe posto dei problemi di privacy. Quindi in realtà la raccompandazione di Cameron non è stata accoltae. anche in GB non è cambiato niente. Si potrebbe fare ma è complicato, e certamente nel breve periodo potrebbe causare una diminuzione dei guadagni, meglio scaricare tutta la responsabilità sui genitori che non usano il parental control..
      .

  2. Edoardo Volpi Kellermann ha detto:

    Basta una ricerca di cinque secondi su Google per trovare tutte le informazioni sia sui controlli parentali sia sulle impostazioni per i minori di Netflix
    Quindi la domanda vera sarebbe: “perché certi genitori non perdono neppure cinque secondi a fare una semplice ricerca su Google?”

    1. Stefania Garassini ha detto:

      Secondo me perché ormai Netflix è un servizio mainstream, quindi arriva a un pubblico indifferenziato, che non necessariamente è in grado di gestire un’operazione tecnica, non difficile, ma che comunque richiede un certo impegno.

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Squid Game? Ma è davvero colpa solo dei genitori?

Nel dibattito a proposito della serie coreana Squid Game, vietata ai minori di 14 anni, ma in realtà fenomeno dilagante tra bambini e adolescenti, l’opinione più diffusa è che i principali responsabili di questo accesso precoce siano i genitori, che lasciano da soli i propri figli davanti alla tv o allo smartphone.

E’ vero, i genitori devono fare la loro parte. Dovrebbero imparare a usare gli strumenti di parental control che tutti i servizi di tv in streaming offrono. E dovrebbero anche recuperare una sana gradualità non mettendo in mano a un bambino uno strumento come lo smartphone con il quale è molto più facile raggiungere ogni contenuto disponibile online.

E’ poi fondamentale che siano informati su ciò che i bambini e i ragazzi guardano, e pronti anche a dire dei no, di fronte a contenuti palesemente inadatti a loro.

Ma è impossibile controllare tutto quello che guardano i figli a meno di non dedicarsi a tempo pieno a questa supervisione.

Anche gli operatori devono fare la propria parte: innanzitutto rendendo più facili da trovare e usare i sistemi di parental control. Se sono così poco utilizzati la responsabilità non può essere soltanto dei genitori troppo pigri o poco consapevoli. Evidentemente anche il servizio non è pubblicizzato a dovere e proposto in modo convincente. Il passo successivo sarebbe poi quello di cercare ogni possibile soluzione tecnologica per fare in modo che simili contenuti siano davvero inaccessibili ai bambini. L’offerta di base di un servizio in streaming dovrebbe comprendere solo prodotti per tutti e per visionare invece quelli con un divieto dovrebbe essere necessario esibire prova di avere l’età adeguata. In fin dei conti se voglio avere accesso al mio conto in banca devo fare almeno tre passaggi per verificare la mia identità, perché invece non esistono barriere per accedere a un contenuto dannoso per un ragazzino?

La questione non è banale dal punto di vista tecnologico,  ma quando si legge (dati Bloomberg) che il valore di Squid Game per Netflix è di 900 milioni di dollari (in aumento degli abbonamenti, rafforzamento del marchio e altre metriche interne all’azienda) si comincia a sospettare che il problema non sia solo la tecnologia, ma piuttosto il fatto che un intervento del genere porterebbe a una diminuzione di spettatori complicando l’accesso a quella serie, vista fino a oggi da 142 milioni di spettatori, record assoluto di sempre per Netflix.

 

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  1. Piero Bolchi ha detto:

    Un servizio, mi sembra, di Lilli Gruber informò che in Inghilterra per accedere ai siti porno occorre lasciare i propri dati e accreditarsi come maggiorenni attraverso la carta di identità o altro documento valido. Quindi significa che è possibile un parental control nazionale che impedisca la visione di alcuni contenuti e alcuni giochi a minorenni o a minori di 14 o 16 anni. Ciò renderebbe più facile la vita dei genitori…. Perché non lo si fa?

    1. Stefania Garassini ha detto:

      Si, nel Regno Unito Cameron aveva chiesto che si trovasse una soluzione di quel tipo, ma in realtà gli operatori di rete non hanno mai accettato di mettere in funzione un filtro inserito di default negli strumenti di connessione, adducendo problemi tecnici e sostenendo che l’accertamento dell’età per abilitare all’accesso avrebbe posto dei problemi di privacy. Quindi in realtà la raccompandazione di Cameron non è stata accoltae. anche in GB non è cambiato niente. Si potrebbe fare ma è complicato, e certamente nel breve periodo potrebbe causare una diminuzione dei guadagni, meglio scaricare tutta la responsabilità sui genitori che non usano il parental control..
      .

  2. Edoardo Volpi Kellermann ha detto:

    Basta una ricerca di cinque secondi su Google per trovare tutte le informazioni sia sui controlli parentali sia sulle impostazioni per i minori di Netflix
    Quindi la domanda vera sarebbe: “perché certi genitori non perdono neppure cinque secondi a fare una semplice ricerca su Google?”

    1. Stefania Garassini ha detto:

      Secondo me perché ormai Netflix è un servizio mainstream, quindi arriva a un pubblico indifferenziato, che non necessariamente è in grado di gestire un’operazione tecnica, non difficile, ma che comunque richiede un certo impegno.

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