“Soul” della Pixar: esempio di un cinema davvero adulto

30 Dic 2020 - Tag: ,

“Soul” della Pixar: esempio di un cinema davvero adulto

Ambizioso, visivamente perfetto – davvero un peccato non poterlo vedere nelle sale – ,Soul, nuovo film della Pixar trasmesso dal 25 dicembre in streaming su DisneyPlus, è ambientato in un mondo ultraterreno e affronta quesiti metafisici, senza paura di azzardare risposte, cosa che ormai il cinema fa molto di rado, meno che mai quello di animazione. Ma non è certo un problema per la Pixar, che ha l’innovazione nel suo dna e da sempre si pone nuove sfide, fin da quando nel 1995 per prima si cimentò con Toy Story nell’impresa di un intero lungometraggio in computer animation. Da lì in poi praticamente ogni film ha superato nuovi traguardi sul fronte della tecnologia e dei contenuti, ultima conferma un capolavoro come Inside Out, incursione nel mondo delle emozioni.

Soul non fa eccezione, con una New York mai così realistica e un aldilà sospeso tra toni sognanti e paurosi, come potrebbe immaginarselo un bambino.  Il film, diretto da Peter Docter (regista tra l’altro di Up e proprio di Inside Out, premiati entrambi con l’Oscar), alza l’asticella di ciò che l’animazione può raccontare e pone domande epocali: che senso ha la vita? Che cosa dà significato ai giorni che passano? Così facendo accetta di perdere per strada il pubblico dei più piccoli – ed è l’appunto che molti stanno muovendo al film –  ma ci regala una vicenda poetica con spunti di riflessione di rara profondità… (continua)

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Ambizioso, visivamente perfetto – davvero un peccato non poterlo vedere nelle sale – ,Soul, nuovo film della Pixar trasmesso dal 25 dicembre in streaming su DisneyPlus, è ambientato in un mondo ultraterreno e affronta quesiti metafisici, senza paura di azzardare risposte, cosa che ormai il cinema fa molto di rado, meno che mai quello di animazione. Ma non è certo un problema per la Pixar, che ha l’innovazione nel suo dna e da sempre si pone nuove sfide, fin da quando nel 1995 per prima si cimentò con Toy Story nell’impresa di un intero lungometraggio in computer animation. Da lì in poi praticamente ogni film ha superato nuovi traguardi sul fronte della tecnologia e dei contenuti, ultima conferma un capolavoro come Inside Out, incursione nel mondo delle emozioni.

Soul non fa eccezione, con una New York mai così realistica e un aldilà sospeso tra toni sognanti e paurosi, come potrebbe immaginarselo un bambino.  Il film, diretto da Peter Docter (regista tra l’altro di Up e proprio di Inside Out, premiati entrambi con l’Oscar), alza l’asticella di ciò che l’animazione può raccontare e pone domande epocali: che senso ha la vita? Che cosa dà significato ai giorni che passano? Così facendo accetta di perdere per strada il pubblico dei più piccoli – ed è l’appunto che molti stanno muovendo al film –  ma ci regala una vicenda poetica con spunti di riflessione di rara profondità… (continua)

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