Il mondo di domani, oggi

14 Ott 2016 - Tag: , ,

Il mondo di domani, oggi

Se ormai diamo per scontato che il World Wide Web sia diventato principalmente il più grande mercato mai concepito dall’uomo, con un pubblico di dimensioni planetarie cui si propongono pubblicità e prodotti di ogni tipo con sistemi sempre più avanzati e innovativi, non è male che qualcuno ci ricordi quali erano le promesse di Internet ai suoi albori. E come sia possibile tenerle vive anche oggi. Nel suo recente libro How to thrive in the next economy, John Thackara, giornalista, scrittore, teorico del design e organizzatore per molti anni del festival “Doors of perception”, dedicato al design in un’accezione ampia, come ricerca di strategie per un futuro sostenibile, ci invita a guardare meglio, per rispondere alla domanda che ormai pochi si pongono nei suoi termini più radicali, ovvero: “siamo proprio sicuri che i valori su cui stiamo costruendo il futuro del mondo occidentale siano i migliori?”. E anche quando è chiaro – come nel periodo di crisi in cui ci troviamo – che il modello di una crescita sempre più esasperata, che finisce col depredare senza scrupoli l’ambiente, non possa essere perseguito impunemente ancora per molto, si stenta a ipotizzare scenari che siano realmente alternativi.

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Se ormai diamo per scontato che il World Wide Web sia diventato principalmente il più grande mercato mai concepito dall’uomo, con un pubblico di dimensioni planetarie cui si propongono pubblicità e prodotti di ogni tipo con sistemi sempre più avanzati e innovativi, non è male che qualcuno ci ricordi quali erano le promesse di Internet ai suoi albori. E come sia possibile tenerle vive anche oggi. Nel suo recente libro How to thrive in the next economy, John Thackara, giornalista, scrittore, teorico del design e organizzatore per molti anni del festival “Doors of perception”, dedicato al design in un’accezione ampia, come ricerca di strategie per un futuro sostenibile, ci invita a guardare meglio, per rispondere alla domanda che ormai pochi si pongono nei suoi termini più radicali, ovvero: “siamo proprio sicuri che i valori su cui stiamo costruendo il futuro del mondo occidentale siano i migliori?”. E anche quando è chiaro – come nel periodo di crisi in cui ci troviamo – che il modello di una crescita sempre più esasperata, che finisce col depredare senza scrupoli l’ambiente, non possa essere perseguito impunemente ancora per molto, si stenta a ipotizzare scenari che siano realmente alternativi.

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