Genitori e figli nell’era dei social network

17 Feb 2019 - Tag: , , ,

Genitori e figli nell’era dei social network
  • Chi ha paura dei Nativi Digitali? Ovvero come mantenere o riprendere un sano ruolo educativo anche se di tecnologia ne sappiamo poco o nulla.
  • Ma mi spieghi che ci trovi? Cerchiamo di capire quali sono gli eroi, le storie, i giochi che parlano direttamente al cuore e alla mente degli adolescenti
  • Ok ma adesso che si fa? Troviamo insieme il nostro stile famigliare per usare le tecnologie: padroneggiare i rischi e sfruttare le (moltissime) opportunità di divertimento e condivisione

Quanto tempo è sano che lasci mio figlio davanti allo schermo? Qual è l’età giusta per regalargli uno smartphone? Come posso proteggere la sua navigazione? Quali sono i personaggi, le storie che ama di più e perché? Sono in molti i genitori che si pongono oggi domande come queste. Spesso però le risposte che tutti noi ci diamo a questi interrogativi non nascono da una nostra convinzione. Più facilmente ci si adegua a quel che fan tutti: sembra quasi che con l’irrompere sulla scena dei nuovi strumenti della comunicazione, e in particolare dello smartphone, vengano meno le regole consolidate che valgono all’interno di ogni famiglia e si entri in una sorta di “Terra di nessuno” dove tutto va rimesso in discussione.
Ma non è così. L’uso dello smartphone s’inserisce in un contesto di rapporti, consuetudini e – certo – anche di regole. E solo in questo modo d’altra parte si può pensare di favorirne un uso consapevole e corretto. Sta ai genitori tenere le redini della situazione. E per riuscire a farlo
occorre prima di tutto sfatare due miti legati inscindibilmente all’uso e alla diffusione delle tecnologie. Il primo è quello dei cosiddetti “Nativi digitali”, ovvero tutti i ragazzi nati all’incirca dopo il 1995, in un’epoca in cui pc e Internet erano già diffusi, e che dunque avrebbero una familiarità innata con questi strumenti. Il paragone è quello con una lingua straniera. Un madrelingua la parla perfettamente, chi invece la deve imparare a scuola non arriverà mai al suo livello. Così, secondo il giornalista e consulente americano Marc Prensky, che ha coniato la definizione (nel 2001), noi adulti saremmo “immigrati digitali”, cui è preclusa la lingua dei nativi. Ma le cose non stanno proprio così. E basta

Approfondimenti utili
A proposito di Nativi Digitali: Link qui
A proposito di Neutralità della tecnologia: Link qui

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  • Chi ha paura dei Nativi Digitali? Ovvero come mantenere o riprendere un sano ruolo educativo anche se di tecnologia ne sappiamo poco o nulla.
  • Ma mi spieghi che ci trovi? Cerchiamo di capire quali sono gli eroi, le storie, i giochi che parlano direttamente al cuore e alla mente degli adolescenti
  • Ok ma adesso che si fa? Troviamo insieme il nostro stile famigliare per usare le tecnologie: padroneggiare i rischi e sfruttare le (moltissime) opportunità di divertimento e condivisione

Quanto tempo è sano che lasci mio figlio davanti allo schermo? Qual è l’età giusta per regalargli uno smartphone? Come posso proteggere la sua navigazione? Quali sono i personaggi, le storie che ama di più e perché? Sono in molti i genitori che si pongono oggi domande come queste. Spesso però le risposte che tutti noi ci diamo a questi interrogativi non nascono da una nostra convinzione. Più facilmente ci si adegua a quel che fan tutti: sembra quasi che con l’irrompere sulla scena dei nuovi strumenti della comunicazione, e in particolare dello smartphone, vengano meno le regole consolidate che valgono all’interno di ogni famiglia e si entri in una sorta di “Terra di nessuno” dove tutto va rimesso in discussione.
Ma non è così. L’uso dello smartphone s’inserisce in un contesto di rapporti, consuetudini e – certo – anche di regole. E solo in questo modo d’altra parte si può pensare di favorirne un uso consapevole e corretto. Sta ai genitori tenere le redini della situazione. E per riuscire a farlo
occorre prima di tutto sfatare due miti legati inscindibilmente all’uso e alla diffusione delle tecnologie. Il primo è quello dei cosiddetti “Nativi digitali”, ovvero tutti i ragazzi nati all’incirca dopo il 1995, in un’epoca in cui pc e Internet erano già diffusi, e che dunque avrebbero una familiarità innata con questi strumenti. Il paragone è quello con una lingua straniera. Un madrelingua la parla perfettamente, chi invece la deve imparare a scuola non arriverà mai al suo livello. Così, secondo il giornalista e consulente americano Marc Prensky, che ha coniato la definizione (nel 2001), noi adulti saremmo “immigrati digitali”, cui è preclusa la lingua dei nativi. Ma le cose non stanno proprio così. E basta

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