Anouk Wipprecht: I miei abiti robotici: tra moda e tecnologia

10 Ott 2017 - Tag: , , , ,

Anouk Wipprecht:  I miei abiti robotici: tra moda e tecnologia

T’immagini d’incontrare una stilista alla ricerca di effetti speciali con cui stupire il pubblico delle sfilate, curiosa verso la tecnologia come strumento per rendere le sue creazioni assolutamente uniche nel panorama della moda mondiale, ma con un tasso forse eccessivo di estrosità.  Invece Anouk Wipprecht, ingegnere e stilista olandese ospite nei giorni scorsi di “Meet the Media Guru” a Milano, celebre per i suoi vestiti robotici, con gesto deciso apre il computer e ti mostra un grafico che illustra il funzionamento di Arduino, progetto tutto italiano di chip che consente la programmazione semplificata di vari tipi di oggetti. Basato su software open-source, aperto, utilizzabile liberamente, l’hardware Arduino è all’origine del movimento dei maker, costruttori a casa propria dei dispositivi più vari, dalle stampanti 3D ai droni. Anouk, 32 anni, ha cominciato proprio da lì, dal desiderio di mettersi alla prova costruendo qualcosa d’inedito, creando un imprevedibile intreccio tra l’hardware più avanzato e l’alta moda. Sono nati così progetti come il suo Spider Dress, che reagisce alla vicinanza di un’altra persona muovendo zampe robotiche simili a quelle di un ragno, oppure lo Smoke dress, che invece nelle stesse condizioni emana una coltre di fumo. Più recente è il Cocktail Dress, che serve drink automaticamente grazie a un ingegnoso sistema di cannule ed è stato commissionato dal Cirque du Soleil per i propri locali di Las Vegas e Ibiza. I suoi abiti – 37 esemplari in tutto – sono prodotti in gran parte con stampanti 3D. “La creatività nella moda non deve fermarsi all’estetica – spiega – ma può andare molto oltre, combinandosi con la tecnologia”.

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T’immagini d’incontrare una stilista alla ricerca di effetti speciali con cui stupire il pubblico delle sfilate, curiosa verso la tecnologia come strumento per rendere le sue creazioni assolutamente uniche nel panorama della moda mondiale, ma con un tasso forse eccessivo di estrosità.  Invece Anouk Wipprecht, ingegnere e stilista olandese ospite nei giorni scorsi di “Meet the Media Guru” a Milano, celebre per i suoi vestiti robotici, con gesto deciso apre il computer e ti mostra un grafico che illustra il funzionamento di Arduino, progetto tutto italiano di chip che consente la programmazione semplificata di vari tipi di oggetti. Basato su software open-source, aperto, utilizzabile liberamente, l’hardware Arduino è all’origine del movimento dei maker, costruttori a casa propria dei dispositivi più vari, dalle stampanti 3D ai droni. Anouk, 32 anni, ha cominciato proprio da lì, dal desiderio di mettersi alla prova costruendo qualcosa d’inedito, creando un imprevedibile intreccio tra l’hardware più avanzato e l’alta moda. Sono nati così progetti come il suo Spider Dress, che reagisce alla vicinanza di un’altra persona muovendo zampe robotiche simili a quelle di un ragno, oppure lo Smoke dress, che invece nelle stesse condizioni emana una coltre di fumo. Più recente è il Cocktail Dress, che serve drink automaticamente grazie a un ingegnoso sistema di cannule ed è stato commissionato dal Cirque du Soleil per i propri locali di Las Vegas e Ibiza. I suoi abiti – 37 esemplari in tutto – sono prodotti in gran parte con stampanti 3D. “La creatività nella moda non deve fermarsi all’estetica – spiega – ma può andare molto oltre, combinandosi con la tecnologia”.

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